Domande & Risposte
Vaccino anti-Hpv: è troppo tardi farlo a 20 anni?
Domanda
Ho 20 anni e sto pensando di fare il vaccino anti-Hpv. Non l’ho fatto da giovanissima ma ora penso che potrebbe essere importante. Avrei bisogno di qualche informazione sul virus e sui rischi che comporta il contagio. Inoltre vorrei anche sapere se fare la vaccinazione a 20 anni ne riduce l’efficacia.
Gentile Alessandra, anche a 20 anni il vaccino per il Papillomavirus è raccomandato, sicuro ed efficace. A 20 anni la vaccinazione prevede tre dosi distribuite in questo modo: una prima dose, una seconda dopo 2 mesi e la terza dopo sei mesi. In Italia per le donne la vaccinazione è gratuita fino a 26 anni, ma non è obbligatoria.
Consigliato nella pre-adolescenza
Il vaccino anti-Hpv è consigliato nella pre-adolescenza, cioè dai 9 ai 12 anni, prima dell’inizio della attività sessuale, sia ai maschi sia alle femmine. In questo caso, cioè dai 9 anni fino ai 15, è previsto uno schema con 2 dosi a distanza di 6 mesi, mentre dopo i 15 anni ne sono previste tre.
Immunizza contro i ceppi più pericolosi
Questa si chiama prevenzione primaria: inibisce l’insorgenza della malattia con una immunizzazione attiva contro i sierotipi più pericolosi del virus. Nel caso lei abbia iniziato l’attività sessuale non è necessario eseguire un test per valutare il suo stato immunitario, può fare subito il vaccino e avrà una elevata protezione contro questa infezione e lo sviluppo dei tumori correlati. Non è prevista nessuna dose di richiamo sia in soggetti vaccinati in età adolescenziale sia per quelli vaccinati in età adulta.
Non sostituisce il Pap test
Naturalmente il vaccino non sostituisce la prevenzione secondaria, checonsiste nello screening cervicale con il Pap test e l’Hpv-Dna test che servono per la diagnosi precoce di lesioni precancerose e cancerose. Per quanto riguarda quest’ultimo, dopo i 30 anni fino a 65, ogni 5 anni, le donne ricevono l’invito a presentarsi per effettuarlo gratuitamente. Questo esame rileva la presenza dell’Hpv e si pone l’obiettivo di stratificare la popolazione in base al rischio.
È l’infezione sessuale più diffusa
Il Papillomavirus (Hpv) si tramette per contatto diretto durante i rapporti sessuali. È la malattia sessualmente trasmessa più frequente. Dal punto di vista clinico non dà sintomi. I ceppi di papillomavirus sono oltre 200: alcuni ceppi a basso rischio causano i condilomi e le verruche; altri invece sono considerati ad alto rischio oncogeno e possono causare tumori al collo dell’utero, all’ano, alla gola, al pene. Fortunatamente il sistema immunitario riesce a eliminare spontaneamente il virus nel’80% dei casi.
Arma efficace contro molti tumori
Le statistiche recenti rilevano che solo il 50% della popolazione femminile ha copertura vaccinale. Per l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) sarebbe auspicabile raggiungere almeno il 90% degli adolescenti (ragazze e ragazzi) entro i 15 anni; far sì che almeno il 70% delle donne si sottopongano all’Hpv test dopo i 30 anni e trattare le donne con lesioni precancerose o tumore invasivo iniziale per poter debellare il tumore del collo dell’utero, ma anche i tumori dell’orofaringe. Ecco perché viene offerta la vaccinazione in età successive anche se la massima efficacia si ha prima dell’inizio della attività sessuale.
Il nonavalente previene il 90% delle lesioni
Il vaccino che viene somministrato è quello nonavalente, in grado di prevenire il 90% delle lesioni tumorali associate all’Hpv, che assicura una protezione contro i ceppi più virulenti. Questo vaccino è diverso dagli altri vaccini perché viene messo a punto in laboratorio e non deriva da virus attenuati (non contiene Dna). Eppure l’esitazione a farlo è ancora diffusa. Colpa di una informazione non adeguata alle famiglie e nelle scuole. Ma esiste anche un problema a livello della classe medica: i pediatri e i medici di famiglia dovrebbero essere più coinvolti. Questo è il suo caso: è arrivata a 20 anni per prendere coscienza della necessità del vaccino. Gli effetti collaterali del vaccino sono per lo più di breve durata, sono lievi e sono dati dal lieve dolore e gonfiore e rossore a livello della iniezione. Si può avere mal di testa, dolori muscolari e qualche volta lieve febbricola. Bisogna comunque sconfiggere la paura del vaccino: i vantaggi che ne derivano sono di gran lunga superiori a tutti questi piccoli inconvenienti.
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