Domande & Risposte
Ho spesso il fiato corto, dipende dall’ansia?
Domanda
Ho 40 anni e da alcuni mesi vivo una situazione molto stressante in famiglia, che mi causa spesso stati ansiosi e tachicardia. Ultimamente però c’è un fatto nuovo. A casa, anche quando sono tranquillo (per esempio sul divano a guardare la televisione), mi manca il fiato e il respiro diventa corto e faticoso. Questa sensazione dura anche 10-15 minuti e poi passa. Che cosa può essere? È un sintomo sempre legato all’ansia? Potrebbe essere il preludio a un attacco di panico?
Caro Alfonso, capisco perfettamente lo stato di allarme che sta vivendo. Quando il corpo inizia a inviare segnali così chiari e, allo stesso tempo, apparentemente slegati dal contesto immediato, è naturale sentirsi smarriti. Quello che descrive, ovvero la sensazione di fiato corto o “fame d’aria”, che compare paradossalmente nei momenti di relax, è probabilmente un fenomeno molto comune in chi attraversa periodi di forte stress prolungato.
Uno stato di allerta
È ipotizzabile che il suo organismo, dopo mesi di tensione familiare costante, sia entrato in uno stato di ipervigilanza. Anche quando è sul divano, il suo “sistema di allarme” interno rimane acceso, come un motore che continua a girare al minimo, ma resta surriscaldato. Questa sensazione può certamente essere legata all’ansia, ma in una forma più subdola rispetto alla tachicardia che forse prova durante i litigi. Quando siamo sotto stress, tendiamo a praticare l’iperventilazione.
Il corpo cerca equilibrio
Paradossalmente, proprio quando ci si rilassa, il corpo cerca di riequilibrare questo assetto, e si tende a percepire tale cambiamento come un’oppressione al petto. Sembra che esista una correlazione diretta tra lo stress interpersonale cronico e le alterazioni della variabilità della frequenza cardiaca e del ritmo respiratorio, che persistono anche durante le fasi di riposo. Non è necessariamente il preludio a un attacco di panico inteso come crisi acuta e improvvisa, ma è probabilmente un segnale che il suo “carico allostatico”, ovvero il prezzo che il suo corpo paga per adattarsi allo stress, ha raggiunto un livello di guardia.
La respirazione rettangolare
Per gestire questi momenti, il primo consiglio pratico è quello di non combattere la sensazione. Se cerca di forzare il respiro o di fare grandi boccate d’aria, rischia di aumentare l’iperventilazione e peggiorare il senso di soffocamento. Provi invece la tecnica della respirazione rettangolare: guardi un oggetto di forma rettangolare davanti a sé, come la televisione o un quadro. Segua con gli occhi il lato lungo mentre inspira lentamente dal naso, poi segua il lato corto trattenendo il fiato per un istante, espiri dalla bocca lungo il lato lungo successivo e trattenga di nuovo sul lato corto rimasto. Questo esercizio sposta l’attenzione dal sintomo interno a un riferimento esterno e aiuta a regolarizzare il ritmo dei polmoni.
Servono angoli di decompressione
Inoltre, cerchi di ritagliarsi dei momenti di “decompressione” reale durante la giornata, che non siano solo stare sul divano, ma attività che coinvolgano il corpo, come ad esempio una sana camminata. Questo aiuta a scaricare l’adrenalina residua prodotta dalle tensioni familiari. Naturalmente, Alfonso, il mio suggerimento è quello di consultare il suo medico di famiglia per escludere cause fisiche attraverso accertamenti di routine; una volta confermata la natura ansiosa, potrebbe valutare un percorso di psicoterapia per affrontare alla radice le dinamiche stressanti in famiglia, impedendo che il corpo debba continuare a “urlare” per farsi ascoltare.
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