Svegliarsi sempre alle 3 di notte? La scienza spiega perché succede davvero

di Redazione Viversani&belli

C’è chi la chiama “l’ora del diavolo”, chi interpreta lo svegliarsi come un segnale misterioso. La realtà, però, è molto diversa. Parola di esperto del sonno

Ti è mai capitato di aprire gli occhi nel cuore della notte, guardare la sveglia e vedere sempre la stessa ora? È una situazione molto più comune di quanto immagini e, nel corso dei secoli, ha alimentato leggende e credenze popolari. Dietro questi risvegli non ci sono fenomeni soprannaturali, ma meccanismi fisiologici ben conosciuti dalla medicina del sonno. Come spiega uno dei massimi esperti in materia il professor Luigi Ferini-Strambi.

Svegliarsi alle 3 di notte è davvero un problema?

La prima buona notizia è che i risvegli notturni, di per sé, sono perfettamente normali. Durante il sonno attraversiamo diversi cicli che si ripetono ogni 90 minuti circa e, al termine di ciascuno, è previsto un brevissimo momento di veglia. Nella maggior parte dei casi dura pochi secondi e non ce ne accorgiamo nemmeno. Il problema nasce quando quel risveglio si prolunga. Resti nel letto con gli occhi aperti, inizi a pensare ai problemi della giornata, controlli continuamente l’orologio e il sonno sembra non voler tornare.

Perché succede proprio tra le 3 e le 4?

Esiste una spiegazione scientifica molto precisa. Nella seconda parte della notte il sonno diventa naturalmente più leggero e il cervello è più sensibile agli stimoli esterni e interni. Inoltre entra in gioco il cortisolo, l’ormone coinvolto nella risposta allo stress. Tra le 3 e le 4 del mattino la sua produzione aumenta progressivamente per preparare il nostro organismo al risveglio. Se stai vivendo un periodo di ansia, stress o forte tensione, questo aumento può diventare più intenso e anticipato, favorendo i risvegli notturni e rendendo difficile riaddormentarsi.

Svegliarsi: quando bisogna preoccuparsi?

Se succede occasionalmente non c’è motivo di allarmarsi. Diverso è il caso in cui il problema si ripeta almeno tre volte alla settimana per più di tre mesi, compromettendo energia, concentrazione e qualità della vita.

In queste situazioni è importante capire se dietro ci siano disturbi del sonno, apnee notturne, sindrome delle gambe senza riposo o altre condizioni che meritano una valutazione specialistica.

Come favorire un sonno continuo

Anche alcune semplici abitudini possono fare la differenza. Mantenere orari regolari, evitare caffeina e alcol nelle ore serali, creare una camera da letto fresca, buia e silenziosa e limitare l’uso dello smartphone prima di dormire sono strategie che aiutano il cervello a rispettare il proprio ritmo naturale. Anche le tecniche di rilassamento possono essere utili per chi fatica a “spegnere” i pensieri prima di addormentarsi.

Per saperne di più sullo svegliarsi by night

Perché alcune persone si svegliano sempre alla stessa ora? Quali sono gli errori più comuni che peggiorano il sonno? La melatonina serve davvero in questi casi? E quando è il momento di rivolgersi a uno specialista?

Tutte le risposte, insieme alle spiegazioni del professor Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, sono nel nuovo numero di Viversani&Belli in edicola. L’approfondimento sfata i falsi miti sull'”ora del diavolo”, spiega cosa accade davvero nel nostro organismo durante la notte e offre consigli pratici per tornare a dormire serenamente. Se anche tu ti svegli spesso alle 3 del mattino, è un articolo da non perdere.

Leggi l’articolo nella versione digitale

© Riproduzione riservata.

I contenuti di Viversani&belli sono a scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico. Non costituiscono diagnosi né indicazioni terapeutiche.