Domande & Risposte
Litigare davanti ai figli: può far male ai ragazzi?
Domanda
Sono una moglie e una mamma di 42 anni. Con mio marito il rapporto è spesso conflittuale, anche se ogni discussione poi si risolve. A volte però ci capita di litigare davanti ai nostri figli, di 15 e 17 anni. Cerchiamo di evitarlo ma può succedere. Anche su questo non siamo d’accordo. Io ritengo che sarebbe meglio discutere in privato e risolvere le nostre questioni lontano da loro. Mio marito invece pensa che, se accade, non c’è nulla di male, perché è giusto che capiscano che mamma e papà non sono sempre d’accordo e che il conflitto fa parte della vita. Lei cosa ne pensa? Come dovremmo comportarci in queste situazioni? Non crede che sia destabilizzante per i ragazzi?
Gentilissima Nadia, per quanto sia più che normale che in una coppia adulta ci siano momenti di discussione e di confronto, occorre sempre prestare attenzione a quale tipo di messaggio si sta trasmettendo ai figli, qualora siano presenti durante il dialogo. Per quanto sia vero che il conflitto fa parte della vita di tutti e che può essere parte del compito genitoriale l’educare alla conflittualità sana (ovvero a modalità di discussione in cui si impara ad ascoltare il punto di vista dell’altro in un’ottica costruttiva), bisogna però essere molto capaci e molto attenti nel comprendere se il tema discusso e se le modalità di confronto siano adeguate alla presenza dei figli.
Il primo elemento cui prestare attenzione riguarda l’argomento di discussione: indipendentemente dall’età dei propri figli, è bene separare i contesti in cui ci si confronta su tematiche riguardanti la famiglia (per esempio, chi dovrà accompagnare i ragazzi alla trasferta sportiva) rispetto a situazioni in cui i genitori discutono aspetti che riguardano la propria vita di coppia (come la gestione di una difficoltà di natura economica) oppure lo stile educativo che si sta adottando (come gestire il rischio di una bocciatura scolastica). Ci sono aree di confronto che devono rimanere di pertinenza esclusiva degli adulti, in modo da poter offrire ai ragazzi la consapevolezza di non doversi far loro carico di alcune tipologie di fatiche famigliari. Gli adulti ci sono e svolgono consapevolmente il loro ruolo.
Un altro punto importante è il tipo di dinamica relazionale che si crea durante un confronto, poiché bisognerebbe saper litigare davvero bene per poterlo fare a scopo educativo davanti ai ragazzi, il che dovrebbe includere la capacità di ascoltare il punto di vista dell’altro e poterlo accogliere con la giusta distanza emotiva. Questo prevede la capacità di non trasformare un confronto in una lotta di potere per decidere “chi ha ragione e chi no”, ma la possibilità di trasmettere le proprie emozioni in modo consapevole e ponderato, per arrivare a una conclusione adatta ai bisogni e alle esigenze di tutte le persone coinvolte nella discussione.
Come già intuibile dalla difficoltà nel descriverlo in queste righe, il dover “litigare sempre bene” richiede un enorme quantitativo di energia e attenzione costante… e quando ci si arrabbia, semplicemente non è detto che sia possibile farlo, anzi, pur senza arrivare a episodi di aggressione o violenza, può capitare comunque che le emozioni prendano il sopravvento e ci si ritrovi a utilizzare toni e frasi non proprio concilianti.
Nonostante queste premesse è pur vero che, come suggerisce suo marito, nella vita occorre imparare l’importanza di vivere il conflitto in modo sano e costruttivo e questo è un obiettivo pienamente perseguibile in una famiglia, con poche e semplici strategie: imparare a verbalizzare le proprie emozioni prima che prendano il sopravvento, ovvero poter comunicare all’altro che un determinato tema ci sta facendo arrabbiare o non ci trova in accordo con il nostro punto di vista e dichiarare che si sente la necessità di esprimere la propria opinione in merito.
Imparare a mettere dei confini protettivi nei confronti dei figli: nel momento in cui ci si rende conto che il tema su cui si discute non è di loro competenza, oppure che gli animi si stanno scaldando troppo e c’è il rischio di un’esplosione emotiva, sospendere la discussione e riprenderla in un secondo momento.
La terza strategia riguarda la possibilità di chiedere scusa, nel momento in cui ci si accorga troppo tardi di aver avviato o condotto un confronto con le modalità sbagliate (per esempio, con esplosioni di urla) o di aver portato tematiche di coppia nella dimensione allargata della famiglia, e favorire la possibilità di esprimere e ascoltare le emozioni che hanno circolato in quella situazione (spavento, rabbia, disagio, ecc.) con l’intento di legittimarle e poter ragionare insieme su quello che è successo.
© Riproduzione riservata.
