Domande & Risposte
Psicologo a scuola, come funziona il nuovo progetto?
Domanda
Ho letto dell’avvio del “progetto AscoltaMI” per il supporto psicologico a scuola. Mio figlio frequenta le superiori, lo vedo perennemente stressato e chiuso in se stesso, ma quando gli ho suggerito di sfruttare questo spazio mi ha risposto: “Se qualcuno si accorge che uso il servizio, penserà che sono matto”. Come funziona il servizio? Come possiamo noi genitori aiutare i ragazzi a superare lo stigma dello psicologo e come può questa iniziativa intercettare chi si nasconde dietro un muro di silenzio?
Gentile Mario, capisco perfettamente la sua preoccupazione come genitore e, purtroppo, la risposta di suo figlio è molto comune tra gli adolescenti. Quella paura di essere giudicati o definiti “matti” è il riflesso di uno stigma sociale che, sebbene sia in costante diminuzione tra le nuove generazioni, fa ancora sentire il suo peso quando si parla di salute mentale.
Il progetto AscoltaMI
Il progetto “AscoltaMI” nasce proprio per scardinare queste resistenze e per offrire una sponda sicura e accessibile ai ragazzi che stanno attraversando un momento di fragilità emotiva, di forte stress o di isolamento, cercando al contempo di prevenire fenomeni dolorosi come il bullismo o l’abbandono scolastico. Convinto dell’utilità del progetto, io stesso ho deciso di aderire come professionista. Dal punto di vista strettamente operativo, il servizio è rivolto agli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado e del primo biennio delle superiori.
Incontri online per rispettare la privacy
Un primo aspetto fondamentale che può aiutare a rassicurare suo figlio riguarda la privacy. Spesso i ragazzi temono che andare dallo psicologo a scuola significhi essere visti dai compagni mentre entrano in una stanza dedicata, esponendosi alle chiacchiere dei corridoi. Il progetto “AscoltaMI” aggira completamente questo ostacolo: gli incontri non si svolgono in presenza all’interno dell’istituto, ma sono esclusivamente individuali e online. Inoltre, l’intero sistema è strutturato nel pieno rispetto della protezione dei dati personali, garantendo la massima sicurezza e riservatezza per lo studente.
Come si fa la domanda
Concretamente, l’iter parte da voi genitori, che dovete fare richiesta online attraverso la Piattaforma Unica del Ministero dell’Istruzione e del Merito, fornendo il consenso necessario in quanto il ragazzo è minorenne. Successivamente, viene erogato un voucher del valore totale di 250 euro, finanziato da fondi pubblici e quindi del tutto gratuito per le famiglie. Questo voucher copre fino a un massimo di cinque incontri all’anno con un professionista che potrete selezionare direttamente dalla piattaforma digitale. C’è anche una flessibilità protettiva: se nel primo colloquio il ragazzo non si trovasse a proprio agio, è possibile cambiare professionista. In questa fase sperimentale, i cinque incontri si devono svolgere entro il 31 agosto 2026.
È come avere un allenatore emotivo
È essenziale spiegare a suo figlio che questo spazio non è una psicoterapia e non serve a curare una malattia mentale o una psicopatologia strutturata. Si tratta, invece, di un servizio di ascolto, consulenza, prevenzione e supporto psicologico. Per capirci, è come un consulente per l’orientamento o un allenatore emotivo che aiuta a decifrare lo stress e le fragilità tipiche della crescita, con la possibilità, laddove emergano problematiche più severe, di orientare la famiglia verso percorsi più approfonditi.
Prevenire l’isolamento sociale
Per aiutarla a comprendere cosa potrebbe nascondersi dietro la chiusura di suo figlio, la letteratura scientifica ci offre dati importanti. Molti studi sembrano evidenziare come l’isolamento sociale e lo stress prolungato negli adolescenti possano talvolta essere i segnali predittivi di disturbi dell’umore o di stati d’ansia significativi. Quando lo stress diventa cronico, i ragazzi tendono a erigere un muro di silenzio, non perché non soffrano, ma perché si sentono sopraffatti o temono l’incomprensione degli adulti. Un fenomeno clinico strettamente legato a questo quadro è il ritiro sociale, che nei casi più severi si sovrappone a quella condizione nota come “sindrome di Hikikomori”. È una forma di isolamento volontario, in cui il giovane si ritira completamente dalla vita sociale, scolastica e relazionale, barricandosi nella propria stanza e mediando il contatto con il mondo esterno quasi esclusivamente attraverso gli schermi digitali. Questa condizione è spesso alimentata da una profonda ansia da prestazione e dal terrore del fallimento o del giudizio altrui.
Mai colpevolizzare i ragazzi
Come possono, quindi, i genitori aiutare i ragazzi ad abbattere lo stigma e a varcare questa porta digitale? Il primo consiglio pratico è quello di non forzarli o assillarli. Se lo stress e la chiusura vengono affrontati con continui interrogatori, il muro di silenzio rischia solo di ispessirsi. Piuttosto che dire “devi andare dallo psicologo perché ti vedo stressato”, che suona come una diagnosi o una colpevolizzazione, provi a normalizzare l’esperienza partendo da sé. Può condividere con lui un suo momento di difficoltà o di stress lavorativo, spiegando come avrebbe voluto, alla sua età, avere qualcuno di neutrale con cui parlarne senza il filtro del giudizio dei genitori o degli amici. Presenti il voucher come un’opportunità neutrale e privata, uno strumento di cui lui ha il pieno controllo: ricordi a suo figlio che i colloqui avvengono online, nella tranquillità della sua stanza, e che nessun compagno di classe o insegnante verrà mai a conoscenza della cosa.
Un aiuto per orientarsi
Un altro suggerimento utile è quello di focalizzarsi sul concetto di benessere emotivo e di crescita personale, piuttosto che sul disagio. Può proporgli di fare anche un solo incontro di prova, spiegandogli che lo psicologo non è lì per cercare cosa non funziona in lui, ma per fornirgli delle strategie pratiche per gestire il carico scolastico, l’ansia da prestazione e le fatiche relazionali quotidiane. Dare al ragazzo la libertà di scegliere e la certezza dell’assoluto anonimato rispetto al gruppo dei pari è probabilmente la chiave più efficace per aiutarlo a fare il primo passo oltre quel muro di silenzio.
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