Domande & Risposte
D’estate resto in città: come vinco la tristezza e la solitudine?
Domanda
Con l’arrivo dell’estate e il clima da vacanza alle porte, mi sento più sola, e questo diventa ogni anno un periodo molto difficile. Ho 65 anni e non ho più la possibilità di andare via per le ferie. Il contrasto tra le immagini felici degli altri, magari visti sui social, e la mia routine, fa nascere in me una forte malinconia e quasi un senso di colpa per “non essere da meno”. Perché l'estate ha questo strano potere di ingrandire il senso di isolamento rispetto al resto dell'anno? E soprattutto, come posso gestire queste settimane senza scivolare nella trappola di farmi del male da sola con pensieri tristi?
Cara Liliana, la sua domanda tocca un nervo scoperto per moltissime persone e descrive con grande lucidità un fenomeno che, purtroppo, tende a consumarsi nel silenzio e nella vergogna. Si tende ad associare l’inverno alla malinconia e l’estate alla spensieratezza. La realtà non conferma però sempre tale impostazione.
Il confronto sui social
Succede infatti che l’estate possa trasformare la sensazione di solitudine in un peso quasi insostenibile. È il meccanismo del “contrasto percepito” che può spiegare tutto ciò. Durante l’anno, la routine lavorativa o di studio agisce come un grande livellatore sociale. Sapere che la maggior parte delle persone è impegnata nei propri doveri quotidiani riduce il confronto sociale. Quando arriva giugno, questo schermo protettivo crolla. Il silenzio delle strade e, soprattutto, il flusso costante di immagini patinate sui social network creano una distorsione della realtà. Vedere gli altri apparentemente felici, in viaggio o in compagnia, attiva un confronto sociale che genera un senso di colpa e di inadeguatezza.
La paura di essere tagliati fuori
In psicologia, questa dolorosa sensazione di essere tagliati fuori dalle esperienze gratificanti degli altri prende il nome di FOMO (Fear Of Missing Out), un acronimo inglese che descrive la paura di perdersi qualcosa. Nei casi più severi e strutturati, questa profonda malinconia legata al cambio di stagione può manifestarsi all’interno del disturbo affettivo stagionale. Si tratta di una forma di depressione legata alle variazioni stagionali che, contrariamente a quanto si pensa, non colpisce solo in inverno con il buio, ma può presentarsi anche in estate a causa dell’eccesso di luce, del caldo opprimente e dell’alterazione dei ritmi del sonno.
Sembra infatti che i cambiamenti dei fattori ambientali estivi possano alterare la chimica del nostro cervello, influenzando negativamente i neurotrasmettitori che regolano il nostro umore e il ciclo sonno-veglia. Come possiamo, quindi, disinnescare questa trappola emotiva e trasformare quello che appare come un tempo vuoto in uno spazio di autentica cura?
Consiglio 1: spegnere il cellulare
Il primo passo pratico riguarda la gestione delle nostre fonti di stimolazione, in particolare lo smartphone. Dal momento che la malinconia estiva si nutre del confronto, è probabilmente consigliabile praticare un digiuno digitale o, quantomeno, una forte riduzione del tempo trascorso sui social network. Dobbiamo ricordare a noi stessi che ciò che vediamo online è una narrazione fortemente filtrata e parziale della vita altrui, non la verità assoluta.
Coniglio 2: apprezzare il “non far nulla”
Il secondo consiglio è quello di ridefinire il concetto di tempo vuoto, provando a vederlo non come una mancanza di attività, ma come uno spazio di libertà terapeutica. La routine cittadina estiva, con i suoi ritmi inevitabilmente più dilatati, ci offre l’opportunità di rallentare e di riappropriarci di spazi fisici e mentali che durante l’anno sacrifichiamo sull’altare della produttività. Possiamo riprendere in mano un libro abbandonato sul comodino, dedicarci a un progetto personale accantonato o semplicemente concederci il lusso di non fare nulla senza per questo sentirci in colpa. La mente ha bisogno di riposo tanto quanto il corpo.
Consiglio 3: partecipare agli eventi cittadini
Un altro aspetto fondamentale è la riscoperta della dimensione locale e della micro-socialità. Anche se la città sembra svuotarsi, in realtà resta popolata da molte persone che condividono la tua stessa condizione. Prova a frequentare i parchi nelle ore meno calde, i cinema all’aperto o le arene estive. Spesso, prendere parte a questi eventi culturali gratuiti o accessibili, aiuta a sentirsi parte di una comunità, allontanando l’isolamento e quell’ansia da prestazione che i grandi contesti sociali a volte generano.
Consiglio 4: non colpevolizzarsi
Infine, ti invito ad abbracciare la tua tristezza e la tua malinconia, senza colpevolizzarti se non riesci a sintonizzarti sul clima di festa circostante. Il dolore emotivo non è una colpa, ma un messaggio che il nostro mondo interiore ci invia per essere ascoltato. Tramite la tua estate hai il diritto di coltivare un legame più intimo, solido e pacifico con te stessa.
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