Adolescenti e sessualità: chiedono più informazioni su sesso, emozioni e consenso

di Maura Prianti

Con il ritorno a scuola tornano anche le domande che spesso a casa fanno più fatica a trovare spazio. A cominciare da quelle sulla sessualità. Ecco cosa vogliono sapere gli adolescenti

Quattro adolescenti su 10, infatti, chiedono di approfondire a scuola la sessualità nelle sue funzioni riproduttiva e relazionale. Ma non ci sono solo sesso e prevenzione: il 29,9% vorrebbe parlare della gestione delle emozioni e dei sentimenti, il 17% di consenso e rispetto di sé, degli altri e delle diversità, mentre l’11,1% sente il bisogno di capire meglio le differenze tra sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale.

I risultati di una nuova indagine fatta nelle scuole

A fotografare questi bisogni è il progetto nazionale “ANLAIDS incontra studenti e studentesse”, che nell’ultimo anno scolastico ha coinvolto 100 scuole di 7 regioni, raggiungendo migliaia di ragazzi, il 67% dei quali provenienti da licei. Un’indagine che racconta non solo cosa sanno, ma anche dove cercano risposte quando si trovano alle prese con un dubbio affettivo o sessuale. E qui emerge un dato interessante: gli amici sono il primo punto di riferimento per il 32,4% degli studenti, seguiti dalla madre, indicata dal 25%. Internet arriva al 10,2%, mentre soltanto il 6,4% si rivolge a un medico e appena lo 0,5% a uno psicologo.

Aids: quando l’informazione corretta fa la differenza

Il confronto tra i questionari compilati prima e dopo gli incontri, circa 14.500 in totale, mostra quanto un’informazione chiara e scientificamente corretta possa cambiare le conoscenze. La quota di studenti che distingue correttamente HIV e AIDS passa dal 49,6% all’89,9%. Migliora anche la conoscenza delle modalità di trasmissione del virus, dal 52,9% all’85,5%, mentre quella sulla Profilassi Pre-Esposizione (PrEP) sale dal 32,3% al 51,9%.

Anche una delle convinzioni più diffuse viene ridimensionata: dopo l’incontro, il 78,6% sa che l’HIV può essere curato ma non guarito, contro il 45,8% iniziale.

Ma c’è un altro risultato che merita attenzione, perché riguarda lo stigma. Prima dell’intervento, il 35,2% degli studenti considera pericolosi i rapporti sociali con una persona che vive con HIV. Dopo l’incontro questa percentuale scende al 18,5%, mentre chi sa che questi rapporti non comportano un rischio passa dal 46,2% al 75,1%. E aumenta anche, dal 18% al 57,7%, la quota di chi sa che una persona con HIV non può essere riconosciuta semplicemente dal suo aspetto.

Due adolescenti in atteggiamento affettuoso

Le domande degli adolescenti riguardano anche emozioni

Parlare di educazione sessuale, quindi, significa affrontare molto più della prevenzione delle gravidanze o delle infezioni sessualmente trasmesse. Quasi il 47% degli studenti, considerando insieme emozioni, relazioni, consenso e rispetto, chiede di poter approfondire proprio questi aspetti.

Del resto, il 32,5% dichiara di avere preoccupazioni legate al sesso. Al primo posto c’è il timore di una gravidanza indesiderata (29,2%), seguito dalla paura di contrarre un’infezione sessualmente trasmessa (24,3%) e dal senso di inadeguatezza (23,3%). Sono numeri che raccontano quanto il bisogno di informazioni sia legato anche alla ricerca di sicurezza, consapevolezza e fiducia nelle relazioni.

Il ruolo della scuola secondo gli adolescenti

Il progetto “ANLAIDS incontra studenti e studentesse”, attivo dal 1993, porta nelle scuole secondarie di primo e secondo grado incontri gratuiti condotti da professionisti formati, tra cui medici infettivologi, psicologi, biologi, infermieri, sessuologi ed educatori. Il lavoro viene svolto in collaborazione con docenti e famiglie e affronta la sessualità tenendo insieme aspetti fisici, emotivi, cognitivi e sociali.

Per coinvolgere gli studenti vengono utilizzati strumenti multimediali, giochi di ruolo, circle-time e storytelling; in alcune sedi viene adottata anche la peer education, cioè il coinvolgimento dei ragazzi nella comunicazione con i coetanei. Un elemento importante è la possibilità di misurare i risultati: i questionari anonimi compilati prima e dopo gli incontri consentono infatti di verificare quanto cambino conoscenze e false credenze e di individuare i temi sui quali c’è maggiore bisogno di informazione.

In un’età in cui le risposte arrivano spesso dagli amici o da una ricerca online, avere a scuola uno spazio competente, aperto e non giudicante può quindi fare la differenza. Perché parlare di sessualità significa anche imparare a riconoscere i propri confini, rispettare quelli degli altri e affrontare le relazioni con maggiore consapevolezza.

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