Tumore ovarico, la nuova cura c’è ma il test per accedervi non è garantito ovunque
Una nuova terapia può offrire un’opportunità alle donne con tumore ovarico. Ma per capire quali pazienti possono beneficiarne è necessario un test specifico, che oggi non è garantito in modo uniforme in Italia
È questo il problema sollevato da quattro organizzazioni impegnate nel campo dell’oncologia, che chiedono un intervento nazionale per rendere il percorso di cura più omogeneo.
Un test che può indirizzare la terapia
Nel tumore ovarico, soprattutto quando la malattia è già stata trattata con farmaci a base di platino e non risponde più a queste terapie, le possibilità di cura possono diventare più limitate. Oggi, però, per alcune pazienti esiste una nuova opzione terapeutica: mirvetuximab soravtansine, un anticorpo-farmaco coniugato.
Non tutte le donne possono però riceverlo. Prima è necessario verificare la presenza di un particolare bersaglio sulle cellule tumorali, il recettore alfa dei folati, indicato come FRα/FOLR1. A questo serve un test di immunoistochimica, che permette di individuare le pazienti potenzialmente eleggibili alla terapia.
Il punto, quindi, è semplice ma decisivo: se il test non viene eseguito, non è possibile sapere quali pazienti possono accedere al trattamento mirato.
Quando il luogo di residenza può fare la differenza
Le associazioni che lanciano l’appello sono: ACTO Italia Alleanza Contro il Tumore Ovarico, associazione italiana impegnata nella tutela e nel sostegno delle donne con tumore ovarico, LOTO Lotta al Tumore Ovarico, organizzazione che si occupa di informazione, prevenzione e supporto alle pazienti con tumore ovarico, ALTo Alleanza per la Lotta al Tumore Ovarico, realtà impegnata nella sensibilizzazione e nel miglioramento dell’assistenza alle donne colpite da questa neoplasia, e All.Can Italia parte della rete internazionale All.Can, che promuove una maggiore efficienza e qualità dei sistemi sanitari, con particolare attenzione all’esperienza e ai bisogni dei pazienti oncologici.
Secondo queste associazioni, oggi in Italia manca una modalità nazionale uniforme per codificare, finanziare e remunerare il test FRα/FOLR1. La conseguenza è che la possibilità di eseguirlo può variare tra Regioni, strutture e centri oncologici. Il rischio è che pazienti con caratteristiche cliniche simili abbiano percorsi differenti a seconda del centro al quale si rivolgono o della Regione di residenza. Una situazione particolarmente delicata, soprattutto quando si parla di terapie oncologiche nelle quali la tempestività può avere un ruolo importante.

La richiesta: inserire il test nei Lea
Le quattro organizzazioni hanno quindi chiesto al Ministero della Salute di considerare il test diagnostico predittivo come parte integrante del percorso di cura. Per il tumore ovarico, la proposta è di inserire il test FRα/FOLR1 nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e di prevedere una specifica prestazione tariffaria. In attesa di un eventuale aggiornamento dei Lea, viene proposta anche una soluzione transitoria: un fondo nazionale destinato a finanziare il test nelle strutture del Servizio sanitario nazionale per le pazienti potenzialmente eleggibili alla terapia.
Perché diagnosi e terapia devono viaggiare insieme
Il tema sollevato dalle associazioni va oltre il singolo farmaco. Le terapie di precisione, infatti, richiedono sempre più spesso di conoscere caratteristiche specifiche del tumore attraverso biomarcatori e test diagnostici. Il risultato dell’esame può determinare se una determinata terapia sia appropriata per quella persona.
Per questo, sostengono le organizzazioni, garantire il farmaco senza assicurare anche il test necessario per individuare le pazienti che possono riceverlo rischia di creare una distanza tra l’innovazione disponibile e la sua reale possibilità di utilizzo.
In Italia sono oltre 52 mila le donne che vivono con una diagnosi di tumore ovarico e ogni anno si registrano più di 5.400 nuovi casi. La malattia viene spesso individuata in fase avanzata e può avere un elevato rischio di recidiva: poter identificare tempestivamente le caratteristiche del tumore diventa quindi un passaggio importante per orientare le possibilità terapeutiche.
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