Domande & Risposte
Traumi infantili: si possono superare con l’Emdr?
Domanda
Siamo i genitori adottivi di un bambino meraviglioso. È con noi da tre anni e da poco ne ha compiuti 10. Da alcuni mesi ha incubi frequenti, mentre di giorno è cupo e silenzioso. La psicologa che ci segue ci ha suggerito di rivolgerci a una psicoterapeuta specializzata in EMDR, per aiutarlo a superare i traumi subiti nella prima infanzia, quando viveva con la famiglia d’origine, che probabilmente stanno emergendo ora a livello inconscio. Lei cosa ne pensa? E in che cosa consiste esattamente questo approccio?
Carissimi Lorenza e Mario, è una situazione che può preoccupare, ma non è rara nei bambini adottati. Spesso, quando un bambino entra in una famiglia stabile e si sente finalmente al sicuro, il suo cervello inizia a “tirare fuori” esperienze dolorose che fino a quel momento erano rimaste in secondo piano. È come se dicesse: “Adesso che sono protetto, posso finalmente affrontare quello che mi è successo”.
Incubi, tristezza, maggiore chiusura o cambiamenti nel comportamento possono quindi rappresentare il segnale che alcuni ricordi traumatici della prima infanzia stanno cercando di essere elaborati. Naturalmente è importante che ogni situazione venga valutata individualmente da uno specialista, ma il fatto che la vostra psicologa vi abbia suggerito una valutazione con una terapeuta esperta in EMDR è certamente un’indicazione sensata.
Che cos’è l’EMDR
L’EMDR (sigla inglese che sta per Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una psicoterapia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il trattamento delle conseguenze del trauma. Nei bambini viene adattata all’età e utilizza strumenti come il gioco, il disegno, le storie e il coinvolgimento dei genitori, affinché il percorso sia sicuro e rispettoso dei loro tempi.
Molti si chiedono perché nell’EMDR vengano utilizzati i movimenti oculari o altre forme di stimolazione bilaterale alternata, come i tocchi sulle mani o i suoni alternati. Sebbene i meccanismi neurobiologici siano ancora oggetto di studio, oggi sappiamo che questa stimolazione svolge un ruolo importante nel favorire la rielaborazione dei ricordi traumatici.
Non si cancellano i ricordi
Durante il trattamento, la stimolazione bilaterale sembra aiutare il cervello a riattivare i naturali processi di elaborazione delle informazioni. Il ricordo non viene cancellato né dimenticato, ma perde progressivamente la sua intensa carica emotiva e viene integrato nella memoria come un evento appartenente al passato, che non continua più a condizionare il presente.
Le ricerche suggeriscono che la stimolazione bilaterale possa ridurre la vividezza e l’intensità emotiva delle immagini traumatiche, facilitare la comunicazione tra reti cerebrali coinvolte nelle emozioni, nella memoria e nel ragionamento e favorire una maggiore integrazione tra ciò che la persona prova e ciò che comprende razionalmente. È come se il cervello riuscisse finalmente a “mettere ordine” in un’esperienza che fino a quel momento era rimasta bloccata.
Per questo motivo l’EMDR non consiste semplicemente nei movimenti oculari: è una psicoterapia strutturata che utilizza la stimolazione bilaterale come uno strumento per attivare le naturali capacità di guarigione del cervello. È proprio l’integrazione tra il protocollo terapeutico, la relazione con il terapeuta e la stimolazione bilaterale a permettere una rielaborazione profonda e duratura delle esperienze traumatiche.
L’obiettivo non è cancellare i ricordi, ma permettere al cervello di rielaborarli in modo più sano. Quando un’esperienza traumatica viene integrata, perde la sua carica emotiva: il bambino continua a ricordare ciò che è accaduto, ma quel ricordo non invade più il presente con paura, incubi o sofferenza.
Un aiuto per le famiglie adottive
Nel caso dei bambini adottati è fondamentale considerare non solo gli eventi traumatici vissuti prima dell’adozione, ma anche le esperienze di separazione, perdita e cambiamento che fanno parte della loro storia. Per questo il trattamento coinvolge spesso anche i genitori adottivi, aiutandoli a comprendere il significato dei comportamenti del bambino e a costruire insieme un senso di sicurezza e fiducia.
Con il giusto sostegno terapeutico, molti bambini riescono a superare queste difficoltà e a ritrovare serenità. Il fatto che vostro figlio stia manifestando ora il suo disagio non deve essere visto solo come un problema, ma anche come il segnale che oggi si sente abbastanza al sicuro da poter iniziare, finalmente, a guarire.
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