Domande & Risposte
Paura di guidare: come posso superarla?
Domanda
Ho 30 anni e ho la patente: l’ho presa, subito, appena compiuti i 18 anni e ho passato l’esame al primo colpo. Ci tenevo per essere autonoma, ma poi – una volta ottenuta – ho fatto sempre molta fatica a guidare. Ogni volta che salivo in macchina avevo l’ansia, nel traffico mi agitavo e cercavo sempre scuse per prendere i mezzi pubblici o andare a piedi. Crescendo le cose non sono cambiate e ora mi ritrovo con questo problema: guido solo se sono costretta, ma mi rendo conto che sono limitata in molte cose e spesso gli altri me lo fanno pesare. “Guidano tutti, possibile che tu non ci riesca?” mi dicono, facendomi stare ancora peggio. Come posso uscire da questa situazione?
Cara Carla, quella che descrive si chiama amaxofobia, la paura di guidare (dal greco “amaxa”, carro). Non ha nulla a che vedere con le sue capacità: lei ha superato l’esame di guida brillantemente, dunque sa guidare. Il problema riguarda un livello diverso, quello di un’attivazione emotiva che si accende appena sale al volante, sproporzionata rispetto al pericolo reale. Non è nemmeno un caso raro, per quanto se ne parli poco: interessa moltissime persone, seppure con intensità e interferenza molto diverse fra loro.
Un meccanismo di evitamento
Il motivo per cui questa difficoltà si è mantenuta negli anni, invece di attenuarsi, è dovuto al fatto che ogni volta che rinuncia a guidare e prende un mezzo pubblico, la sua sensazione di disagio si riduce immediatamente. Questa sensazione di sollievo, dovuta alla riduzione dell’ansia, insegna al cervello che evitare “funziona”, restringendo pian piano lo spazio di autonomia invece di potenziarlo, trasformandosi così in una sorta di gabbia dorata che da un falso senso di protezione.
Si cura con la piscoterapia
La buona notizia è che si tratta di una condizione curabile, e il trattamento con le prove di efficacia più solide è la terapia cognitivo-comportamentale, condotta attraverso l’esposizione graduale: insieme a un terapeuta si costruisce una “scala di situazioni”, dalla più semplice alla più temuta, e la si percorre un gradino alla volta — dal sedersi in auto a motore spento, al restare ferma a motore acceso, fino a percorrere prima poche strade tranquille e poi contesti via via più impegnativi — restando in ogni situazione il tempo necessario affinché l’ansia non si abbassi da sola, senza aver fretta di bruciare le tappe. Le linee guida dell’ente britannico NICE (National Institute for Health and Care Excellence), che valuta le evidenze scientifiche sui trattamenti psicologici, indicano proprio questo approccio come il più efficace per le fobie specifiche.
Alcune abitudini utili
Nel frattempo, alcune piccole abitudini possono aiutarla:
- non affrontare mai una situazione nuova per la prima volta da sola, ma scegliere un contesto e un orario tranquilli, magari in compagnia di qualcuno che non la giudica;
- dedicare qualche minuto, prima di partire, a un respiro lento, inspirando dal naso ed espirando più a lungo dalla bocca, che non elimina l’ansia ma la rende più gestibile;
- annotare, anche solo su un’app, ogni tentativo fatto e quanto era intensa l’ansia prima e dopo, perché la memoria tende a conservare i fallimenti e a cancellare i piccoli progressi.
A volte i farmaci possono aiutare
Se questa difficoltà le impedisce ormai cose importanti, vale la pena rivolgersi a uno psicoterapeuta con esperienza in disturbi d’ansia, che possa costruire un percorso su misura. Nei casi più intensi, lo specialista può valutare, per un periodo limitato, un supporto farmacologico di accompagnamento, scegliendo tra categorie come, per esempio, gli ansiolitici, che abbassano rapidamente l’attivazione nelle fasi più acute, o i betabloccanti, che agiscono sui sintomi fisici dell’ansia come il cuore che accelera o le mani che tremano — mai come soluzione in sé, ma come sostegno al lavoro psicoterapeutico e comunque sempre sotto controllo medico.
Il punto più importante, in fondo, resta questo: questo percorso non serve a dimostrare nulla a chi le fa pesare la cosa, ma a restituire a lei uno spazio di libertà che le appartiene.
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