La salubrità dell’aria in casa come fonte essenziale di benessere
Un convegno promosso da Gruppo Velux e da Sima si interroga su come far fronte ai composti organici volatili che inquinano i nostri bagni e gli spazi interni in genere
Una tossettina secca che non vuole andarsene, la testa pesante e una stanchezza inspiegabile. E se la risposta a tutto fosse migliorare la salubrità dell’aria? Detto così, potrebbe sembrare semplicistico, ma se analizziamo i danni che possono fare i composti organici volatili, ecco che i cosiddetti Cov (o Voc, secondo la formulazione inglese) si rivelano una realtà più vicina a noi di quanto vorremmo. Parliamo di un inquinamento insidioso che ci colpisce proprio dove ci sentiamo più al sicuro: la nostra casa. E non basta, perché uno dei luoghi più interessati è il bagno, oasi di relax tradizionalmente legato al benessere.

Complici uno spazio spesso non troppo ampio e poco aerato, l’impiego di prodotti chimici e la presenza di superfici trattate con vernici protettive e impermeabilizzanti, nel bagno, più che in altri ambienti della casa, si possono accumulare sostanze che, a lungo andare, possono generare problemi al nostro organismo.
Se ai Cov aggiungiamo l’effetto delle muffe e, in generale, i tanti possibili problemi legati a riscaldamento, ventilazione e condizionamento, ecco che abbiamo tutti gli elementi per parlare di sindrome dell’edificio malato. E per giustificare i tanti piccoli e grandi fastidi a occhi, naso, gola e testa che non riuscivamo a spiegarci.
La salubrità dell’aria nelle nostre case: se ne parla al Senato

Dei problemi legati alla qualità dell’aria nelle nostre case e su quanto le condizioni degli spazi interni incidano direttamente sulla salute si è parlato lo scorso 19 giugno a Roma, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica. Dal titolo Oltre l’efficienza. Qualità degli Ambienti Interni tra salute pubblica e valorizzazione del patrimonio immobiliare, l’incontro promosso dal Gruppo Velux e da Sima (Società Italiana di Medicina Ambientale), ha messo a confronto istituzioni, comunità scientifica e mercato immobiliare sul futuro della rigenerazione urbana in Italia.
Oltre l’efficienza energetica: la casa deve essere sana
All’origine di tutto, un cambio di paradigma. O, perlomeno, un suo perfezionamento. Se fino a oggi l’attenzione si era, infatti, concentrata sulla decarbonizzazione e il risparmio energetico, oggi un immobile va considerato prima di tutto come un luogo di vita e di benessere, dove la qualità degli spazi interni incide direttamente sulla salute pubblica.
Come Raffaella Berardo, vice-president del Gruppo Velux, ha puntualizzato durante il suo intervento, è ora fondamentale che «Istituzioni, industria e professionisti lavorino insieme per migliorare la qualità degli ambienti in cui le persone vivono, andando oltre il solo obiettivo dell’efficienza energetica». Se, infatti, un edificio salubre è anche efficiente, non sempre è vero il contrario, e all’attenzione ai parametri energetici va abbinata quella rivolta al benessere.
Il patrimonio edilizio italiano e il nodo della ventilazione

Alla base delle considerazioni degli esperti riuniti al Senato vi è il fatto che il patrimonio edilizio italiano è ampiamente caratterizzato da strutture risalenti agli anni ’60 e ’70, edifici che necessitano perlopiù di una profonda revisione energetica e strutturale. Se finora però la riqualificazione ha guardato all’isolamento termico, come la conferenza ha messo in chiaro, un edificio non può essere solo efficiente ma anche salubre. Cosa che, purtroppo, non sempre accade. Un immobile può, infatti, vantare consumi ridotti, ma soffrire di scarsa ventilazione, carenza di luce naturale o problemi di surriscaldamento estivo.
Luce, aria e progettazione: un nuovo modo di pensare la casa
Sicurezza, salubrità dell’aria, adattabilità climatica, comfort acustico e apporto di luce e ventilazione naturali non sono elementi che possono essere considerati singolarmente, ma come parte di un tutto, base di un nuovo sistema di progettare. Su questo punto, Marco Soravia, market director Velux Italia, è stato chiaro: «Il patrimonio edilizio italiano è enorme e fatto in gran parte di edifici datati, che possono essere valorizzati attraverso innovazione tecnologica, isolamento e progettazione orientata alla sostenibilità e alla salute».
Se dunque l’estetica è importante – così come lo è la sostenibilità ambientale – riportare l’attenzione su chi abita le case è fondamentale. E guardare a «sottotetti e coperture come spazi strategici per portare luce e ventilazione naturale all’interno» si rivela «un valore aggiunto sia per chi deve vendere casa, sia per chi la ristruttura per viverci».
Cov in bagno: bastano 40 minuti di ventilazione naturale per eliminarli
Torniamo così alla questione di partenza, e a come rendere la nostra casa un luogo di benessere e di rigenerazione e non, invece, uno spazio che potenzialmente mina la nostra salute. Semplificando, potremmo ricordare la cara vecchia abitudine di spalancare le finestre per fare entrare aria nuova, cambiando quella che – ora ce lo conferma la scienza – può nascondere composti volatili dannosi.
Come riporta uno studio preliminare condotto da Sima in collaborazione con Velux Italia sulla dispersione dei Cov (o Voc) negli ambienti domestici, in assenza di aerazione, la concentrazione di composti organici volatili resta elevata per circa 15 ore, mentre con ventilazione meccanica il rientro ai valori di base avviene in circa 3 ore. Con la ventilazione naturale, però, il tempo si riduce a meno di 40 minuti. E la salubrità dell’aria è assicurata.
Effettuate in un bagno reale – tra gli spazi più esposti, come abbiamo visto, all’accumulo di inquinanti – le rilevazioni sono la prova lampante di quanto la presenza di finestre apribili e la conseguente possibilità di ventilare naturalmente gli ambienti incida nettamente sui tempi di recupero della qualità dell’aria. E, con essa, sulla salvaguardia del nostro benessere.
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