Domande & Risposte

Frattura del gomito, quali sono le cure efficaci contro il dolore?

A cura di

Fiamma Ferrraro

MEDICINA GENERALE

Medico di medicina generale, esperta in medicina integrata a Roma e Carpi

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donna che si tiene il gomito dolorante

Domanda

Cadendo dalla bicicletta ho sbattuto violentemente il gomito destro a terra. All’inizio sembrava una semplice botta, ma dopo circa dieci giorni i dolori al gomito continuavano, specie in alcuni movimenti o posizioni. Dalla risonanza magnetica è emersa infatti una frattura al capitello radiale, con la presenza di liquido. Mi sono state prescritte quattro punture a base di un bifosfonato, dopo le quali mi è comparsa la febbre. A cosa servono questi farmaci? Hanno effetti collaterali? Ci sono cure naturali che possono favorire la guarigione dell’osso?

Marina, Piombino

Gentile Marina, la sua è una delle lesioni più comuni del gomito nell’adulto. Rappresenta il 20-30% delle fratture del gomito ed è più frequente tra i 30 ed i 50 anni.

Un’articolazione delicata

Il capitello del radio è la parte superiore di quest’osso che si attacca con il gomito, ha una forma tondeggiante e liscia, e serve a permettere i movimenti di flessione, estensione e rotazione dell’articolazione. Come nel suo caso, si verifica tipicamente per una caduta sulla mano con il gomito esteso; la forza dell’impatto si trasmette lungo il radio fino a schiacciare il capitello contro il capitello omerale. 

Le fratture lievi, come in questo caso, sono trattate in modo conservativo e non richiedono un intervento chirurgico. Si procede immediatamente con l’immobilizzazione dell’arto mediante un tutore o bendaggio funzionale in base alla valutazione clinica. Mel suo caso, non essendo stato trattato subito il gomito, ne è derivato un ritardo nella guarigione.

Come agiscono i bifosfonati

Il farmaco che le è stato prescritto è un bifosfonato a base di acido neridronico. I bifosfonati sono farmaci che rallentano il riassorbimento osseo, aiutando a rinforzare lo scheletro.

Vengono impiegati per l’osteoporosi dopo la menopausa, metastasi ossee tumorali e malattie metaboliche dell’osso. In un Paese come il nostro che invecchia, i bifosfonati rappresentano uno dei farmaci più prescritti per il trattamento dell’osteoporosi per la prevenzione di fratture (le più frequenti sono vertebrali e femorali).

L’impiego dei bifosfonati in questo tipo di frattura non è routinario in quanto non ottimizzano i tempi di guarigione; trovano impiego in pochi contesti selezionati. Tuttavia, la presenza di edema (liquido) giustifica la prescrizione del farmaco nel caso di algodistrofia: questa è una condizione reale (per cui “non è nella testa”) in cui il dolore è sproporzionato rispetto alla lesione. Si tratta di un’alterazione dei meccanismi del dolore e infiammatori sottostanti. Si può manifestare, come nel suo caso, oltre al dolore, con gonfiore, limitazione marcata dei movimenti ed edema osseo. 

Ebbene, l’obiettivo della cura in questi casi particolari è di ridurre il dolore e ripristinare la funzionalità dell’arto interessato. Pertanto in questo caso l’obiettivo della prescrizione non può che essere di favorire il rimodellamento osseo, ridurre l’edema e il dolore e ripristinare la funzionalità. In effetti, in Italia vi è una letteratura sull’impiego dei bifosfonati in casi selezionati di fratture; in genere vengono consigliate 4 iniezioni intramuscolari oppure infusioni per endovena.

Purtroppo ci possono essere effetti collaterali, come nel suo caso. Quello più comune è proprio una reazione simil-influenzale denominata “reazione di fase acuta” (stanchezza, astenia, dolori o sei, mal di testa). Nella media interessa un caso su 4 e in un caso su 8 vi è anche la febbre. Questa reazione infiammatoria compare mediamente entro 24-72 ore dalla prima somministrazione, ma tende a ridursi con le successive. Questo effetto collaterale acuto è uno dei motivi principali di scarsa aderenza alle cure e di abbandono della terapia con bifosfonati.

L’impiego dei bifosfonati in queste fratture deve essere valutato caso per caso, bilanciando attentamente i potenziali benefici del trattamento con i possibili effetti avversi, che in questo caso non sono affatto trascurabili. Se il dolore persiste e la funzionalità è sempre ridotta, non si può fare a meno di un ulteriore parere specialistico.

I trattamenti naturali

Se ci sono invece miglioramenti (come mi auguro), esistono trattamenti di supporto complementari a cui ricorrere.

  • Vitamina D3 (mediamente 8.000 u.i.) e calcio (1000-1200 mg), da valutare con il proprio medico di famiglia, dopo aver considerato eventuali carenze.
  • Integratori a base di: vitamina K2 (potenzia l’effetto della vitamina D3), collagene, zinco, magnesio, silicio, cartilagine di squalo. Possono essere assunti contemporaneamente, su consiglio del farmacista.
  • A meno che non vi siano problematiche metaboliche, aumentare la quota di proteine nell’alimentazione per circa due settimane.
  • Possono anche essere efficaci trattamenti di biofotomodulazione (indolore) oppure se necessario un percorso riabilitativo fisioterapico.

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