Domande & Risposte

Figli e sport: come si sceglie la disciplina giusta?

A cura di

Vita Cupertino

Pediatria

Pediatra a Cosenza, consigliere del Gruppo di studio Adolescenza e membro della Commissione sulle Dipendenze digitali, Società Italiana di Pediatria (SIP)

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bimba sorridente in piscina

Domanda

Sono la mamma di una ragazzina di 10 anni. È piuttosto pigra e non ama muoversi, a volte anche fare una semplice passeggiata le pesa. Ho cercato di farle capire che lo sport è importante, per la sua salute, fisica e psicologica, ed è anche un buon modo per socializzare e farsi degli amici (è molto timida e piuttosto solitaria). Come la aiuto a scegliere la disciplina giusta? Non vorrei imporle nulla, ma è importante che inizi a muoversi! Ha qualche consiglio da darmi?

Serena, Parma

Cara Serena, la situazione che descrive è molto più comune di quanto lei pensi. Intorno ai 10 anni, alle porte dell’adolescenza, molte ragazze e ragazzi modificano interessi e abitudini, e non è raro che proprio in questa età si interrompano attività praticate negli anni precedenti o che diminuisca spontaneamente la voglia di movimento. Per questo motivo non mi preoccuperei troppo del fatto che sua figlia sembri poco incline al movimento: è una situazione frequente.

Sperimentare il piacere del movimento

Più che insistere sull’importanza dello sport in sé, può essere utile cercare di coinvolgerla e renderla parte attiva della scelta. L’inizio dell’adolescenza è una fase in cui il desiderio di autonomia cresce rapidamente e ciò che viene imposto rischia di essere rifiutato proprio perché percepito come un obbligo. 

Un aspetto importante è non concentrarsi subito sulla ricerca dello “sport giusto”. In realtà non esistono discipline giuste o sbagliate. Si può iniziare parlando semplicemente di attività fisica. L’obiettivo immediato non è trovare la disciplina perfetta o formare una futura atleta, ma aiutarla a sperimentare il piacere del movimento. In questa fase può essere utile incuriosirla con proposte anche ludiche, poco impegnative, senza pretendere fin dall’inizio costanza o risultati. Un approccio piacevole al movimento darà più possibilità di costruire nel tempo un’abitudine stabile.

Per i più timidi iniziare con il nuoto

Ci sono attività a prevalente impegno aerobico, come il nuoto, il ciclismo o la corsa, che favoriscono un armonico sviluppo dell’apparato cardiovascolare e possono essere praticate con diverso grado di intensità. Il nuoto, ad esempio, potrebbe essere una buona opportunità anche per una bambina timida, perché consente di avvicinarsi all’attività fisica senza il confronto diretto e continuo con gli altri.

Su questo punto vorrei soffermarmi. A questa età molte discipline iniziano a proporre attività agonistiche e alcune società sportive tendono a richiedere livelli di impegno elevati. Per una ragazza poco allenata o poco sicura di sé, entrare in un contesto molto competitivo può risultare scoraggiante. Il rischio è che si senta inadeguata o “tagliata fuori” prima ancora di aver scoperto se quell’attività le piace davvero. Il mio consiglio è di privilegiare inizialmente ambienti accoglienti, dove l’attenzione sia rivolta soprattutto al benessere, al divertimento e alla crescita personale più che alla prestazione. Potrebbe proporle di provare diverse attività senza l’idea che la scelta debba essere definitiva. Ad esempio, qualche lezione di nuoto, magari vissuta semplicemente come un passatempo piacevole; oppure sport a impegno misto aerobico e anaerobico come basket, pallavolo, tennis o calcio, che aggiungono anche una componente di relazione e collaborazione con i compagni.

Cambiare idea non è un fallimento

Alla luce di tutto questo, il consiglio più pratico è semplice: le faccia provare attività diverse e lasci che sia lei a valutare dove si sente maggiormente a proprio agio. Il gradimento personale e l’accoglienza dell’ambiente sportivo contano spesso più della disciplina stessa.

Ed è altrettanto importante accettare serenamente eventuali cambi di sport. A questa età provare, cambiare idea, interrompere e ricominciare è assolutamente normale. Non deve essere vissuto come un fallimento, ma come una fase di esplorazione necessaria per capire cosa piace davvero.

In fondo, il vero obiettivo non è trovare subito lo sport perfetto. È aiutare sua figlia a scoprire che muoversi può essere piacevole, gratificante e farla stare bene. Se riuscirete a raggiungere questo risultato, avrete già ottenuto la cosa più importante.

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