Domande & Risposte
Dopo il tradimento, serve la terapia di coppia?
Domanda
Gentile dottore, sto vivendo un momento difficile con la mia compagna, dopo che la nostra relazione si è incrinata a causa di un tradimento. Mi chiedo: si può davvero restare insieme dopo un fatto del genere o si sta insieme solo per paura di lasciarsi? Dopo la scoperta, c'è un momento in cui sembra di amarsi più di prima, poi mesi in cui ogni litigio finisce sempre lì: “tanto tu mi hai tradito”. Come si capisce se si sta facendo un percorso di riparazione o se si è solo intrappolati in una relazione dove il tradimento è diventato l'unica forma di potere? Cosa dovrebbe chiedere a se stessa una coppia prima di iniziare una terapia?
Caro Marco, le sue domande toccano alcuni dei temi più delicati e frequenti che incontro quando lavoro con le coppie. Alla domanda “si può davvero restare insieme dopo un tradimento” non c’è una risposta facile del tipo “sì, puoi” o “no, non puoi”.
Invece si verifica spesso un processo lungo, arduo e tutt’altro che lineare, in cui due persone decidono, giorno dopo giorno, se il legame che le unisce ha ancora abbastanza forza e desiderio per continuare o se sta sopravvivendo solo per inerzia, abitudine o paura del vuoto.
A volte la passione si riaccende…
Quando l’infedeltà viene scoperta, spesso accade qualcosa di apparentemente paradossale: il legame si riaccende improvvisamente e intensamente. Molte persone mi dicono che si sentono più vicine di quanto non si siano sentite da anni, parlano di cose di cui non avevano parlato da tanto tempo e ripensano a gesti e attenzioni che davano per scontati.
… ma poi si riapre la ferita
Poi però arrivano i mesi successivi. Ogni discussione, anche la più banale, sembra tornare alla ferita originale. “Dopotutto, tu mi hai tradito” diventa una frase scudo, un’arma, a volte l’unico modo per esercitare una sorta di controllo. Quando questo processo si ripete, chi ha tradito rimane in debito perpetuo, chi è stato tradito rimane giudice e vittima. Non si tratta più di riparare. Si tratta solo di affrontare un potere asimmetrico.
Quando rivolgersi a uno specialista
La terapia di coppia viene intrapresa quando il dolore non viene più usato per umiliare o controllare l’altro, ma per capire e venire a patti con ciò che si vuole fare d’ora in poi. Nella terapia di coppia dopo l’infedeltà, credo sia necessario porsi alcune domande oneste, anche se scomode.
La prima riguarda il vero motivo per cui si è disposti a restare: c’è ancora un legame vivo, un progetto comune, un rispetto reciproco al di là di ogni mero risentimento o paura di non riuscire ad andare avanti da soli, di deludere i figli, di dover ricostruire tutto da capo?
La seconda domanda riguarda la volontà di cambiare veramente: non solo di essere “perdonati” a parole, ma di rivalutare come parliamo, come interagiamo, come risolviamo i conflitti, cosa facciamo con il nostro tempo e la nostra energia.
Poi, infine, una domanda più sottile: puoi immaginare l’altro non come “quello che ha tradito” o “quello che è stato tradito”, ma come una persona intera, con le sue ombre e le sue luci? Alcuni studi sembrano mostrare che la cosa più importante non è tanto il grado di tradimento, ma la capacità delle persone di uscire dai ruoli di vittima/carnefice e trovare un nuovo accordo basato sulla trasparenza e la responsabilità condivisa. Le coppie che restano nel ciclo delle accuse e delle difese finiranno per separarsi dopo anni di sofferenze inutili.
Qualche consiglio pratico
Da un punto di vista pratico, se vuoi provare il percorso di riparazione, consiglierei di stabilire alcuni punti di protezione fin dall’inizio. Ad esempio, ogni settimana, parlare in maniera limitata del tradimento e per il resto del tempo, non usarlo come arma. Oppure decidere insieme che certe frasi (“dopotutto, tu…”) sono proibite, non tanto perché devi negare che sia successo qualcosa, ma perché avvelenano ancora il presente.
Un altro consiglio concreto è di mettere in atto piccoli gesti di fiducia quotidiana e non grandi dichiarazioni. Se ripetuto nel tempo, costruirai una base di sicurezza più forte di mille conversazioni sul passato.
Infine, ricorda che la terapia di coppia non è un tribunale e non ha il compito di decidere chi ha ragione. Ha il compito di aiutare entrambi a capire se c’è ancora vita in quel legame e, se c’è, di dargli una forma più onesta e sostenibile. Se invece si scopre che il legame è ormai solo una prigione, anche quella consapevolezza è paradossalmente un dono: ti permette di separarti con meno rabbia, più rispetto e di non sprecare altri anni in una relazione che non nutre più nessuno dei due.
Marco, la strada non è facile, ma è possibile… e a volte, proprio perché è stata messa in discussione fino alle fondamenta, il legame che emerge può diventare ancora più forte di quello che c’era prima.
© Riproduzione riservata.
I contenuti di Viversani&belli sono a scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico. Non costituiscono diagnosi né indicazioni terapeutiche.
