Domande & Risposte
Bocca amara e lingua gonfia: è colpa del reflusso?
Domanda
Da qualche mese mi sveglio con un sapore amaro in bocca, oltre che la lingua gonfia, al punto che resta l’impronta dei denti ai lati. Soffro di reflusso gastroesofageo, che curo da tempo, ma non sono riuscita a fare la gastroscopia. Lei che cosa ne pensa?
Cara Anna, il sapore amaro che avverte al risveglio può effettivamente essere legato al reflusso gastroesofageo. Il reflusso può inoltre provocare il caratteristico bruciore dietro lo sterno, che però non sempre è presente.
La lingua non c’entra
Diverso è il discorso per la lingua gonfia, con l’impronta dei denti sui bordi. Questo aspetto non è un segno caratteristico del reflusso e non è quindi detto che gli vada automaticamente attribuito. Una lingua che appare più grande può dipendere da diverse condizioni, anche semplici e transitorie, e va valutata considerando il resto della storia clinica: da quanto tempo è presente, se è cambiata nel tempo, se ci sono dolore, difficoltà a deglutire o respirare, alterazioni della mucosa o altri disturbi.
Quando è utile la gastroscopia?
Nel suo caso, però, c’è soprattutto un altro elemento che merita attenzione: riferisce di curare il reflusso da tempo senza aver ancora effettuato la gastroscopia. Se la terapia controlla bene i disturbi, non sempre è necessario eseguire subito questo esame. Quando invece i sintomi persistono, ricompaiono frequentemente non appena si riduce o si sospende la terapia, oppure la risposta ai farmaci che riducono l’acidità è incompleta, è opportuno fermarsi e chiedersi se il reflusso sia effettivamente la causa di tutti i disturbi.
La gastroscopia permette di osservare direttamente l’esofago, lo stomaco e il primo tratto dell’intestino e di verificare se sono presenti infiammazioni, erosioni, restringimenti o altre alterazioni. È importante sapere, tuttavia, che una gastroscopia normale non esclude necessariamente il reflusso: esiste infatti una forma, chiamata “malattia da reflusso non erosiva”, nella quale il paziente presenta sintomi tipici ma l’esame non mostra lesioni visibili dell’esofago.
A volte servono altri esami
Quando gastroscopia e sintomi non sono sufficienti a chiarire il problema, esistono esami specifici che permettono di verificare se e quanto materiale acido o non acido risalga dallo stomaco verso l’esofago. Si tratta del monitoraggio del reflusso con pH-impedenziometria, un esame che registra per un certo periodo gli episodi di reflusso e permette anche di capire se coincidono con la comparsa dei sintomi. È particolarmente utile proprio nei pazienti che continuano ad avere disturbi nonostante la terapia e nei quali la diagnosi non sia stata precedentemente dimostrata.
L’acido non è l’unico responsabile
Questo è importante perché non tutti i bruciori o i disturbi dell’esofago sono necessariamente provocati dall’acido. Esistono, per esempio, condizioni chiamate “ipersensibilità al reflusso” e “bruciore funzionale”, nelle quali i sintomi possono persistere anche in presenza di una quantità normale di acido nell’esofago. In questi casi aumentare o prolungare indefinitamente la terapia che riduce l’acidità può non risolvere il problema, proprio perché la causa dei sintomi è diversa.
Per questo, quando una persona assume da tempo una terapia antireflusso e continua ad avere disturbi, prima di trasformare la terapia in un trattamento a tempo indeterminato è importante chiarire la diagnosi. Non significa necessariamente che ci sia qualcosa di grave: significa piuttosto evitare di attribuire al reflusso ogni nuovo sintomo e di continuare una terapia che potrebbe non essere realmente necessaria o sufficiente.
In questi casi non aspettare
Ci sono poi alcune situazioni nelle quali la gastroscopia non va rimandata:
- difficoltà o dolore nel deglutire,
- sensazione che il cibo si blocchi,
- vomito persistente,
- perdita di peso non intenzionale,
- anemia o segni di sanguinamento digestivo.
Anche la comparsa di sintomi nuovi o significativamente diversi da quelli abituali merita una valutazione.
Qualche consiglio pratico
Nel frattempo, per ridurre il reflusso notturno può essere utile evitare di coricarsi nelle due-tre ore successive alla cena, soprattutto dopo pasti abbondanti. Se alcuni alimenti o bevande sembrano peggiorare chiaramente i sintomi, può essere utile limitarli, senza però seguire di propria iniziativa diete molto restrittive: i cibi che provocano disturbi possono infatti essere diversi da persona a persona. Anche il controllo del peso, se è presente sovrappeso, può contribuire a ridurre i sintomi.
Nel suo caso, quindi, non attribuirei automaticamente la lingua gonfia al reflusso. Poiché la terapia è già in corso da tempo e la diagnosi non è stata ancora verificata con un esame, ne parlerei con il medico curante per valutare se sia arrivato il momento di completare l’iter diagnostico. L’obiettivo non è fare più esami del necessario, ma essere certi della causa dei disturbi prima di proseguire per lungo tempo con una terapia.
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