Domande & Risposte

Bimbi al nido: come prepararli al distacco?

A cura di

Elena Uga

Pediatria

Pediatra dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP), ospedale Sant’Andrea di Vercelli

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mamma che saluta la sua bimba all'asilo

Domanda

Mia figlia ha 2 anni e tra poco andrà al nido. Non è mai stata separata da me per più di un'ora: come posso prepararla? Quanto dura di solito l'ambientamento e cosa è normale aspettarsi nel primo periodo?

Ginevra, Savona

Carissima, l’ansia e la preoccupazione di un genitore che si appresta per la prima volta a lasciare il proprio bimbo/bimba, anche se in buone mani, è assolutamente comprensibile. Purtroppo in queste situazioni è molto difficile prevedere la reazione del singolo bambino e non esiste un “timing” che ci dica quanto ci metterà ad abituarsi. Spesso i bambini ci stupiscono e, dal momento in cui hanno trovato nei genitori fino al momento della separazione contatto, vicinanza e risposte, gestiscono il distacco in maniera meno traumatica di quanto ci possiamo immaginare, ma è tutto molto soggettivo.

Fidarsi degli educatori

Purtroppo non ho la “ricetta” né per aiutarla né per tranquillizzarla, quello che posso dire è di fidarsi innanzitutto di voi come genitori e delle solide basi che indubbiamente avete messo finora e, in secondo luogo, di fidarsi dei professionisti e delle professioniste a cui lo affiderete. Sapranno guidarvi e consigliarvi nella gestione di eventuali pianti o momenti di regressione che non sono rari (ma neanche scontati) e che, con amore e pazienza, si risolveranno. 

Il pianto non deve spaventare

L’ambientamento ha una durata variabile, ma mediamente richiede dalle due alle quattro settimane per stabilizzarsi, per poi consolidarsi entro il primo mese e mezzo. Il percorso non è mai lineare e le reazioni emotive non devono spaventare. Il pianto al momento del distacco è la manifestazione più comune e prototipica dell’ansia da separazione, una tappa dello sviluppo del tutto normale. Spesso il pianto si placa pochi minuti dopo l’uscita del genitore; l’importante è non scappare mai di nascosto, ma fare saluti brevi, chiari e contenitivi, promettendo un ritorno certo legato a un’azione comprensibile, come dopo la pappa o il sonnellino. 

Mostrarsi sereni

Fondamentale il lavoro che un genitore può fare su se stesso: i bambini leggono le emozioni sul volto degli adulti e, se avvertono ansia o senso di colpa, interpreteranno la scuola come un luogo pericoloso. Mostrarsi sereni e trasmettere fiducia nelle educatrici è il primo passo per un inserimento sereno. 

Che cosa fare a casa

Inoltre, anche se a due anni il concetto del tempo futuro è astratto, raccontare cosa accadrà attraverso storie, libri illustrati sul nido o descrivendo le attività che farà, può certamente aiutare a creare una familiarità mentale con l’evento. Dal punto di vista pratico, si può iniziare a introdurre anche piccole routine simili a quelle della struttura, come sintonizzare gradualmente gli orari del pranzo e del riposo pomeridiano.

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