Domande & Risposte
Compiti delle vacanze: come gestirli senza stress?
Domanda
Ho due figli di 8 e 12 anni. A scuola li caricano sempre di compiti e anche in vacanza il lavoro da fare è tanto. Quest’anno andremo al mare per una decina di giorni e vorrei che riuscissero a divertirsi senza pensare allo studio. Il problema è che poi devo stargli addosso perché recuperino, altrimenti si riducono alla fine e rientrano a scuola già stanchi. Come posso gestire la situazione? Devo aiutarli oppure lasciare che facciano da soli? Forse dovrei trovare un modo per organizzare il tempo dello studio anche nei mesi estivi.
Cara Ileana, certamente il tema “compiti delle vacanze” è complesso perché è difficile poter prevedere esattamente quanto carico ci sarà e dover inserire il momento compiti in un periodo dell’anno che prevede il riposo e giornate meno strutturate, come è giusto che siano nelle vacanze, può prevedere una parte di competenza organizzativa che due ragazzini di quell’età, da soli, non sono in grado di gestire in piena autonomia. Questo causa statisticamente più stress nei genitori che nei ragazzi, ed è curioso, dato che noi adulti abbiamo terminato il percorso scolastico qualche decennio fa! Forse potrebbe essere utile cambiare prospettiva e riflettere insieme su quale sia il ruolo dei genitori e quale sia quello dei più piccoli.
Programmare periodi di riposo
Il compito dell’adulto è accompagnare alla costruzione di una sorta di routine che permetta ai ragazzi di diluire il carico di studio nel corso dei tre mesi estivi, e questo può assolutamente prevedere anche dei periodi in cui non si fa assolutamente nulla, come, ad esempio, il periodo che citava nella lettera in cui sarete al mare.
Sfruttare le ore più calde
Va però tenuto presente che i ragazzi dovranno poi fare i conti con un pezzettino di responsabilità individuale legata al dover svolgere, o meno, quanto concordato. Facciamo un esempio pratico: la parte che può competere voi genitori è quella di definire uno o più momenti, nel corso della giornata o della settimana, da dedicare allo svolgimento dei compiti. Per esempio, possono essere utilizzate le ore più calde della giornata, quando è più probabile che si abbia voglia di rimanere al fresco; in questo modo si crea l’aspettativa di un momento facilmente identificabile e che non vada a impattare eccessivamente con la possibilità di divertirsi e giocare insieme.
Supportarli se chiedono aiuto
Arrivato quel momento della giornata è compito dell’adulto aiutare i ragazzi a ricordarsi dell’attività da svolgere e tenersi a disposizione nel caso avessero bisogno di un supporto (una consegna poco chiara, qualcosa che non ci si ricorda bene); nel caso dei bambini che frequentano la scuola primaria, può essere utile concordare un numero minimo o massimo di esercizi da svolgere in quel lasso di tempo. In questo modo si lavora anche per rinforzare alcune competenze legate alle funzioni esecutive, quali la capacità di progettare e organizzare un lavoro per il completamento di un obiettivo raggiungibile.
La responsabilità è dei ragazzi
Il pezzo legato alla responsabilità individuale dei ragazzi, invece, sta nella possibilità di decidere se svolgere o meno i compiti assegnati, aspetto che spesso genera conflittualità nelle famiglie, poiché la consapevolezza dei genitori del “devi fare i compiti” entra in scontro con l’affermazione di sé proposta dai ragazzi “io scelgo di non volerli fare”. Come si affronta senza che mamma e papà esplodano come petardi? Ricordandosi che, piaccia o meno, sono i ragazzi ad avere ricevuto il mandato, da parte di maestre e professori, di svolgere esercizi di rinforzo o di ripasso nel periodo estivo; il fatto che decidano di farlo oppure no, li porterà inevitabilmente a incontrare delle conseguenze che prevedono l’assunzione di responsabilità: decidere di rimandarli fino all’ultimo, mi farà incontrare la conseguenza di arrivare a settembre stanco morto per la tirata finale, non farli del tutto mi porterà a incontrare la conseguenza del rischiare di arrivare al nuovo anno senza aver rinforzato concetti magari non pienamente saldi del programma dell’anno prima o, nel caso degli studenti delle scuole secondarie (medie e superiori) mi farà incontrare il rischio di partire con un voto negativo proposto dal professore.
Assecondare la possibilità di diluire il carico di studi nel tempo e, magari, imparare a dialogare con mamma e papà per contrattare un giorno in più di riposo, mi farà incontrare la responsabilità dell’imparare a esprimere i miei bisogni e mi aiuterà a valutare sempre meglio le mie risorse e i miei limiti.
Rispettare le loro scelte
Sta a loro, non a noi adulti, affrontare queste possibilità e decidere quale strada intraprendere, anche a costo di scoprire che era la scelta meno furba da fare. Noi adulti, però, dobbiamo imparare a riconoscere che le loro scelte vanno rispettate e dobbiamo imparare a tollerare la frustrazione legata al fatto che il loro percorso possa non coincidere sempre con quello che vorremmo noi. Avere un figlio che completa tutti i compiti entro fine giugno non fa di noi dei genitori bravi, avere un figlio che decide di non fare i compiti non fa di noi dei genitori incapaci. Fa parte del gioco, fa parte della crescita, ma della loro!
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