Domande & Risposte

Smog, come possiamo proteggere i bambini?

A cura di

Elena Uga

Pediatria

Pediatra dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP), ospedale Sant’Andrea di Vercelli

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disegno con bambini con mascherina

Domanda

Quando apro le finestre spesso l’aria è pesante. L’inquinamento ha raggiunto livelli altissimi e non ci accorgiamo di quello che respiriamo. Sono preoccupato non solo per me e mia moglie, ma soprattutto per i miei figli, di 10 e 13 anni. Come posso proteggerli? Quali sono i rischi dell’inquinamento sulla loro crescita?

Riccardo, Genova


Carissimo Riccardo, purtroppo l’inquinamento atmosferico, fuori e dentro casa, è un problema reale oggettivato da dati scientifici, e i bambini sono più a rischio sia per le loro caratteristiche fisiche sia per l’aspettativa di vita più lunga. 

I rischi per la salute

I principali inquinanti atmosferici – il particolato atmosferico e soprattutto le sue frazioni PM10 e PM 2.5, il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) – sono associati nei bambini e/o negli adulti a effetti significativi sulla salute quali aumento del rischio di patologie respiratorie (infezioni e asma) e riduzione della funzionalità polmonare, aumento del rischio di tumore polmonare, e aumento generico della mortalità. Inoltre, l’inquinamento dell’aria può alterare lo sviluppo neurocognitivo nei bambini e il rischio di sviluppare autismo; accelerare il decadimento cognitivo negli adulti, oltre a peggiorare stati d’ansia e rischio di depressione. 

Non è solo colpa delle auto

Sappiamo che le principali fonti di inquinamento atmosferico sono il traffico (soprattutto legato all’uso di mezzi privati), il riscaldamento domestico (in particolare se vengono utilizzati gasolio o biomasse come il pellet), le industrie e gli allevamenti intensivi. In città come Genova, un ruolo purtroppo notevole lo svolgono anche le grandi navi e le flotte vetuste di traghetti, come è stato di recente ricordato da uno studio europeo, condotto dall’Associazione Transport & Environment (T&E).  

Quando andiamo a spasso

Tuttavia, gli strumenti per agire ci sono. Le famiglie possono informarsi e intraprendere stili di vita che limitino l’esposizione. Ad esempio, non chiudiamoci in casa o negli abitacoli delle auto, che hanno sempre concentrazioni di inquinanti peggiori rispetto all’esterno. Cerchiamo di uscire (e aprire le finestre di casa) nelle ore di minor traffico e di scegliere strade meno trafficate. In attesa al semaforo, non stiamo con il passeggino a ridosso della strada e preferiamo – fin quando possibile – l’uso di fasce e marsupi proprio per tenere i piccoli più lontani dai tubi di scappamento. 

Facciamo la nostra parte

Ognuno di noi, inoltre, può incentivare un uso equilibrato del riscaldamento domestico e gli spostamenti a piedi, in bicicletta o con i mezzi di trasporto pubblici: abitudini che, mentre ci rendono più sani, limitano lo smog in città. Ricordiamoci che le aree verdi trattengono le polveri e in genere garantiscono un’aria più pulita. Anche scegliere un’alimentazione più vegetale e sostenibile può rinforzare le nostre difese nei confronti delle patologie in generale, e ridurre, al contempo, le emissioni. 

L’informazione è il primo aiuto

La conoscenza del problema ci permette anche di attivarci come cittadini e come genitori per chiedere alle istituzioni azioni concrete per ridurre l’inquinamento atmosferico. Per chi cercasse uno strumento che unisce informazioni aggiornate e consigli pratici per la vita quotidiana, segnalo il breve documentario “Parti per l’Aria”, da poco entrato nei corsi pre-parto di molti ospedali italiani, proprio per preparare i genitori ad affrontare meglio la problematica. 

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