Parkinson: perché sempre più persone ne soffrono?

di Redazione Viversani&belli

Sentire parlare di un aumento dei casi di Parkinson può far pensare a una malattia diventata più aggressiva o più difficile da curare invece…

In realtà, dietro questo incremento di casi di Parkinson c’è soprattutto un altro fenomeno: viviamo più a lungo. E poiché il rischio di Parkinson cresce con l’età, l’aumento dell’aspettativa di vita porta inevitabilmente con sé anche un maggior numero di diagnosi.

Ma non è questa l’unica notizia da tenere presente. Se da una parte le persone con Parkinson sono oggi molte di più rispetto al passato, dall’altra sono aumentate anche le possibilità di diagnosi, di trattamento e di gestione della malattia. La ricerca sta inoltre aprendo nuove strade, alcune delle quali fino a pochi anni fa sembravano impensabili.

I numeri sono in crescita

In Italia si è passati dalle circa 230mila persone con Parkinsonismi stimate nel 1990 alle circa 400mila di oggi. Numeri importanti, che non riguardano soltanto chi riceve la diagnosi: il Parkinson coinvolge infatti anche la famiglia e, in particolare, chi assiste quotidianamente la persona malata. Uno studio italiano condotto su oltre 13mila pazienti ha contribuito a chiarire uno degli aspetti più importanti: il Parkinson è una malattia più frequente nelle età avanzate e proprio l’invecchiamento della popolazione spiega una parte significativa dell’aumento dei casi.
Questo, però, non significa che il Parkinson sia necessariamente più grave di un tempo. Al contrario, oggi la gestione della malattia può contare su un approccio sempre più articolato.

Tremore, rigidità e lentezza: i segnali da conoscere

Il Parkinson viene tradizionalmente riconosciuto attraverso tre sintomi caratteristici: tremore, rigidità muscolare e lentezza nei movimenti. Con il progredire della malattia possono comparire anche difficoltà nella postura, nell’andatura e nell’equilibrio, aumentando il rischio di cadute.
Ma il Parkinson può iniziare molto prima della comparsa dei disturbi motori. Alcuni segnali possono infatti comparire diversi anni prima: tra questi, per esempio, la perdita dell’olfatto o particolari disturbi del sonno, con sogni molto vividi accompagnati da movimenti durante la notte.
Non significa che la presenza di uno di questi disturbi indichi automaticamente un Parkinson. La varietà tra le persone è infatti molto ampia e la valutazione deve sempre essere affidata al medico. Conoscere questi possibili segnali, però, aiuta a comprendere quanto la malattia sia complessa e quanto la diagnosi precoce rappresenti oggi uno degli obiettivi della ricerca.

Donna con sintomi del Parkinson che si tocca il polso

La diagnosi è sempre più precisa

Anche la tecnologia ha cambiato il modo di affrontare il Parkinson. Oggi i neurologi possono contare su strumenti diagnostici sempre più sofisticati, che permettono di approfondire il funzionamento del cervello e l’attività del sistema dopaminergico.La maggiore precisione è particolarmente importante nei casi più complessi, quando il Parkinson può presentarsi insieme ad altri disturbi cognitivi oppure quando è necessario distinguere la malattia da altre forme di parkinsonismo.È proprio questa maggiore capacità di riconoscere le diverse situazioni cliniche a permettere di costruire percorsi di cura più personalizzati.

Le nuove cure? La ricerca continua

Non tutte le strade sperimentate negli ultimi anni hanno dato i risultati sperati. La terapia genica e gli anticorpi monoclonali rappresentano ancora campi di ricerca importanti, ma richiedono prudenza e ulteriori studi.

Una possibilità terapeutica già consolidata in determinate situazioni è invece la stimolazione cerebrale profonda, una procedura chirurgica che può essere presa in considerazione soprattutto nelle fasi più avanzate e in pazienti selezionati.

La ricerca , però, procede rapidamente. L’obiettivo più ambizioso non è soltanto controllare i sintomi, ma riuscire a rallentare o addirittura bloccare la progressione della malattia.

Uno sguardo al futuro

Il dato più importante, quindi, non è soltanto che le persone con Parkinson siano aumentate. È che oggi sappiamo molto più di questa malattia e abbiamo strumenti migliori per affrontarla. Dalla diagnosi alle terapie, passando per la ricerca sui meccanismi metabolici, sull’ambiente e sulla genetica, il Parkinson è al centro di studi che potrebbero portare a nuove possibilità di cura nei prossimi anni.

Per conoscere meglio i sintomi, le terapie disponibili, il ruolo dell’alimentazione e le prospettive della ricerca, leggi l’approfondimento completo sul numero di Viversani&belli in edicola.

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