Domande & Risposte
Mio figlio gioca con le bambole: come mi comporto?
Domanda
Ho un figlio di 7 anni, vivace e intelligente, che va volentieri a scuola. Da qualche mese io e mia moglie abbiamo notato che ama giocare spesso con le bambole delle sue amichette e quando le va a trovare prova a mettersi i loro vestiti. È solo un gioco o significa qualcos’altro? Come dobbiamo comportarci?
Un bambino di 7 anni che ama le bambole, le gonne e gli accessori femminili può generare nei genitori amore, ma anche dubbi e timori per il futuro, soprattutto se a scuola arrivano le prime derisioni. Ecco una bussola scientifica ed emotiva per orientarsi, mettendo al centro il benessere psicologico del bambino.
Sta cercando la sua espressione di genere
È utile distinguere tra ruolo di genere — le aspettative sociali su cosa sia “appropriato” per maschi e femmine (per esempio le professioni) — ed espressione di genere, cioè il modo personale di manifestarsi attraverso abbigliamento, giochi e comportamenti. A 7 anni un bambino sta semplicemente esplorando la propria espressione di genere in modo libero e naturale.
Questo non predice né l’orientamento sessuale né l’identità di genere futuri: un bambino che oggi indossa una gonna e pratica danza può crescere cisgender ed eterosessuale, oppure seguire altre traiettorie (omo-bisessuale e non binario-transgender), tutte comprese nella normale variabilità umana e ormai de-patologizzate dalla scienza. L’infanzia è il tempo della sperimentazione, non una profezia sul domani. Garantire il diritto alla libertà di espressione dei bambini significa permettere loro di esplorare i propri interessi, vestiti e giochi senza stereotipi di genere.
Assecondare la sua spontaneità
Forzare un bambino dentro convenzioni rigide non lo protegge, anzi rischia di generare inadeguatezza e rifiuto di sé. Assecondare la sua spontaneità è un atto d’amore: la casa resta il porto sicuro dove la sua espressione va protetta e valorizzata.
Certamente fuori dalle mure domestiche apparire “diverso” può renderlo soggetto a domande e commenti o anche scherno da parte dei coetanei. È questo di cui si preoccupano i genitori e che deve essere messo sul piatto della bilancia rimanendo fermo il punto che sono gli altri che sbagliano se lo deridono, non lui a manifestarsi per quello che sente di essere.
Ecco come comunicare con lui
Sul piano comunicativo, è importante validare i suoi sentimenti, con frasi come: “Mi dispiace che si siano comportati così. Per noi sei meraviglioso/a esattamente come sei”. Va rafforzata la sua autostima, spiegandogli con delicatezza: “I vestiti e i giochi sono un modo per esprimersi, ma a volte le persone non capiscono ciò che è diverso. Tu sei libero/a di scegliere, e noi siamo con te”. E si può prepararlo alle reazioni esterne con piccoli “allenamenti” emotivi a casa, aiutandolo a trovare risposte semplici come “a me piace vestirmi così, ognuno ha i suoi gusti”.
I segnali a cui fare attenzione
Un bambino “diverso” ma sereno, solare e amato a casa non sta manifestando un malessere, ma una caratteristica della sua identità in crescita. Il vero campanello d’allarme è altro: chiusura improvvisa, ansia, rifiuto della scuola, disturbi del sonno, calo del rendimento, sintomi psico-somatici, segnali legati al bullismo subito, non al comportamento in sé.
Guardando alle medie, serve un’alleanza con la scuola, che ha il dovere di vigilare ed educare al rispetto delle diversità. Niente fretta di etichettare: a 7 anni serve spazio, ascolto e protezione, non una definizione rigida.
Farsi aiutare per sostenerlo
Se i dubbi pesano troppo, il primo passo è parlarne con il pediatra di famiglia, che saprà eventualmente indirizzare verso uno psicologo dell’età evolutiva o un esperto in varianza di genere infantile, non per “correggere” il bambino, ma per sostenere i genitori nella nell’elaborare le proprie paure e rimanere in ascolto del bambino nell’avvicinarsi dell’adolescenza. La vera protezione non è nascondere un figlio dal mondo, ma dargli uno scudo fatto di autostima, amore e accettazione familiare.
Una guida pratica per genitori e figli
Negli ultimi decenni la comprensione delle identità di genere, degli orientamenti affettivi e sessuali e delle diverse configurazioni familiari ha conosciuto un’importante evoluzione scientifica, culturale e sociale. Parallelamente è cresciuta l’attenzione verso il benessere dei bambini e degli adolescenti che vivono esperienze legate alla diversità di genere, così come verso le famiglie che li accompagnano nel loro percorso di crescita. Per questo di recente l’Associazione culturale pediatri (Acp) e la Società italiana di pediatria (Sip) hanno messo a punto una guida pratica per orientare bambini, adolescenti e le loro famiglie su questo tema.
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