Domande & Risposte

Mio figlio è più basso dei suoi compagni: è un problema?

A cura di

Ignazio Cammisa

Pediatria

Dirigente medico presso l’Ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli (RM), consigliere junior della Società Italiana di Pediatria (SIP) – sezione Lazio

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bambino che si misura con il metro di legno al muro

Domanda

Sono il papà di un bimbo di 10 anni. Mio figlio è decisamente più piccolo rispetto ai suoi compagni di classe, e mi sembra che questo stia diventando un problema anche per lui. Potrebbero esserci delle carenze nella sua crescita? Ci sono esami specifici che dovremmo fare oppure non è il caso di preoccuparsi? Sia io che mia moglie siamo alti nella norma.

Fabio, Ravenna

Gentile Fabio, la ringrazio per aver condiviso la sua preoccupazione, che è assolutamente comprensibile e anche molto comune tra i genitori di bambini in età scolare. È una preoccupazione che merita sicuramente di essere ascoltata e valutata con cura, anche perché – come giustamente sottolinea – la percezione di essere “più piccolo” rispetto ai coetanei può iniziare ad avere un impatto anche sul benessere psicologico ed emotivo del bambino.

Non tutti i bambini crescono allo stesso modo

Desidero innanzitutto rassicurarla su un punto importante: esiste un’ampia variabilità nei tempi e nei ritmi di crescita durante l’infanzia e la preadolescenza. Non tutti i bambini crescono allo stesso modo né nello stesso momento. Alcuni presentano una crescita più lenta nei primi anni, ma recuperano successivamente, soprattutto durante la pubertà. Una delle condizioni più frequenti è il cosiddetto “ritardo costituzionale di crescita”, in cui il bambino è più basso rispetto ai coetanei ma mantiene un potenziale di crescita normale e tende a raggiungere un’altezza finale adeguata.

Detto questo, è assolutamente corretto approfondire la situazione quando la statura appare significativamente inferiore rispetto ai pari età o quando il bambino stesso inizia a viverla con disagio.

I primi esami dal pediatra

Il primo passo, fondamentale, è una valutazione accurata da parte del pediatra curante. Non è sufficiente una singola misurazione: è importante raccogliere dati nel tempo (altezza, peso e velocità di crescita) e riportarli sulle curve di crescita standardizzate. Questo permette di capire se suo figlio sta crescendo lungo la propria traiettoria oppure se vi è un rallentamento della velocità di crescita, che meriterebbe maggiore attenzione.

In base a questa prima valutazione, il pediatra potrà eventualmente richiedere alcuni esami di screening di primo livello, utili per escludere le cause più comuni di rallentamento della crescita. Tra questi:

  • esami del sangue (emocromo, indici di infiammazione, funzionalità epatica e renale);
  • screening per la celiachia, una condizione spesso silente che può manifestarsi proprio con una ridotta crescita;
  • valutazione della funzionalità tiroidea (TSH e FT4), poiché anche alterazioni della tiroide possono influenzare la crescita;
  • dosaggio della somatomedina C (IGF-1), che rappresenta un indicatore indiretto dell’attività dell’ormone della crescita.

La radiografia alla mano sinistra

Un esame particolarmente utile è inoltre la radiografia della mano e del polso sinistro per la determinazione dell’età ossea. Questo esame consente di valutare il grado di maturazione dello scheletro e confrontarlo con l’età anagrafica. In molti casi di ritardo costituzionale, l’età ossea risulta “più giovane”, indicando che il bambino ha ancora un buon margine di crescita davanti a sé.

Il contesto familiare

Un altro elemento importante nella valutazione è il contesto familiare: il fatto che lei e sua moglie abbiate un’altezza nella norma è generalmente rassicurante e suggerisce che il potenziale genetico di crescita di suo figlio sia adeguato. Tuttavia, anche in presenza di genitori di statura normale, può essere utile stimare l’altezza bersaglio familiare e confrontarla con il percorso di crescita del bambino.

Vorrei sottolineare che, nella maggior parte dei casi, queste situazioni rientrano nelle varianti della normalità e non sono legate a patologie. Tuttavia, è corretto effettuare una valutazione strutturata per escludere eventuali condizioni che, se presenti, possono essere trattate efficacemente.

Non trascurare l’aspetto emotivo

Infine, è molto positivo che lei abbia colto anche l’aspetto emotivo: sostenere suo figlio, rassicurarlo e aiutarlo a non identificarsi esclusivamente con la propria statura è altrettanto importante quanto l’inquadramento medico.

Il mio consiglio è quindi di rivolgersi con serenità al vostro pediatra di fiducia per iniziare questo percorso di valutazione. Solo in una minoranza di casi sarà necessario un approfondimento specialistico endocrinologico, ma partire da una buona osservazione clinica è il passo più corretto.

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