Pesca illegale del bianchetto: cosa c’è nella frittura di pesce?
Il bianchetto è un ingrediente prelibato, ma un’inchiesta sulla sua pesca racconta quali rischi corre il mare e perché una pesca non controllata può mettere in difficoltà ambiente, biodiversità e pescatori onesti
Il bianchetto è formato da pesci appena nati, soprattutto larve di sardine e acciughe così piccole da essere quasi trasparenti. Vengono pescati prima che possano crescere, riprodursi e completare il loro ciclo naturale. Ed è proprio qui che nasce il problema della pesca illegale del novellame, una pratica che può avere conseguenze serie sull’equilibrio del mare e sul futuro della pesca sostenibile.
Dietro una frittura di bianchetto si nasconde infatti una realtà che spesso il consumatore non conosce. La pesca del novellame, altro nome con cui si identifica il bianchetto, se effettuata senza controlli e fuori dalle regole, rischia di impoverire progressivamente il mare, riducendo il numero di pesci adulti e danneggiando anche chi vive di pesca legale e rispettosa dell’ambiente.
Un problema per l’ecosistema marino
L’inchiesta nasce dal lavoro del giornalista e inviato di Striscia la Notizia Michele Macrì, che ha portato all’attenzione pubblica il fenomeno della pesca del bianchetto in Calabria attraverso servizi televisivi molto seguiti. Questo tipo di pesca del novellame può avere effetti importanti sull’equilibrio del mare, perché riduce il numero di pesci che raggiungeranno l’età adulta. Nel tempo, una pressione eccessiva su questi esemplari giovanissimi può incidere sulla disponibilità di risorse ittiche e sull’intera catena alimentare marina.

Viene confuso con altri pesci
Il bianchetto è spesso confuso con altri piccoli pesci simili, ma si distingue proprio perché rappresenta lo stadio larvale di specie come sardine e acciughe, fondamentali per l’ecosistema mediterraneo. Per questo motivo la sua cattura è un tema delicato, regolato da norme e controlli che mirano a limitarne l’impatto. Quando la pesca non viene gestita correttamente, il rischio è quello di compromettere la biodiversità e ridurre progressivamente la capacità del mare di rigenerarsi, con conseguenze che si riflettono anche sulle attività di pesca tradizionali. Che cosa prevede la normativa europea sulla pesca del novellame? Quali sono i progetti scientifici attivati per monitorare questa attività e valutarne la sostenibilità?
Tanti punti di vista diversi sulla pesca
A spiegare le possibili conseguenze ecologiche della pesca del novellame è il biologo marino Silvio Greco, mentre la biologa marina Stefania Giglio approfondisce il rapporto tra tutela del mare, ricerca scientifica e tradizione della piccola pesca. L’inchiesta dà spazio anche alla voce dei pescatori artigianali, che raccontano le difficoltà del settore e la necessità di una gestione attenta delle risorse marine per garantire il futuro della pesca senza compromettere l’ambiente.
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